Vivere hygge per rimuovere pensieri negativi

Ciao a tutti meraviglie 🙂 Oggi volevo spiegarvi come secondo me la hygge aiuta a rimuovere (o comunque a diminuire) i pensieri negativi. Ricordiamo che la parola “hygge” rappresenta una sensazione di benessere a 360°, che non ha bisogno di niente se non di un momento tranquillo per farsi sentire. Come tale, possiamo definirla un vero e proprio rifugio dal mondo esterno. Non solo fisicamente (se teniamo conto che la hygge si trova spesso stando a casa), ma anche emotivamente. Quando ti ritrovi a provare quel senso di appartenenza all’istante che stai vivendo, senza bisogno di niente di più e niente di meno, ti rendi conto di cosa significa “stare bene”. Ti senti protetto, al sicuro, nel posto giusto al momento giusto. Ed ecco che sei nel tuo rifugio. Provate ora a figurare questo rifugio come un’ancora, che si innesca automaticamente ed in modo spontaneo e che vi garantisce l’allontanarsi di ogni pensiero negativo in modo istantaneo. Sarebbe bello poter aggrapparsi a quest’ancora ogni volta che ne abbiamo bisogno, giusto? E’ possibile. La hygge, come ogni cosa della vita, è qualcosa che più si pratica, più è facile da ritrovare. Un po’ come un allenamento: più sport fai più ti senti forte, più mediti più ti senti sereno, più yoga fai più sarai agile. Più hygge ricerchi, più serena sarà la tua mente. E’ vero quando dicono che un momento hyggelig nasce spontaneamente, ma vi garantisco che potrete anche riprodurlo a vostro piacimento, se saprete dove ricerca quella sensazione nella vostra testa 🙂 Magari all’inizio avrete bisogno di ricreare situazioni particolari includendo più persone, vedrete però che col tempo sarete perfettamente in grado di passare da un momento di ansia ad un momento di pura tranquillità. Avrete trovato il vostro rito hyggelig, basterà riprodurlo per rintanarvi nel vostro rifugio lontani dai pensieri negativi. In poche parole, cercate la hygge, praticatela, condividetela e non lasciatela! 🙂

Un tramonto hygge per staccare la spina

Come ben sappiamo, la vita è fatta di equilibrio tra gioia e sofferenza. In questo articolo avevo già spiegato come la penso riguardo questo argomento: vivere una vita felice non significa l’assenza di dolore, significa essere in grado di gestirlo. Così, in un periodo un po’ più complicato, per me è diventato molto importante ricercare attimi dove poter staccare la testa concentrandomi unicamente sul momento presente. Porre attenzione agli odori, ai rumori, ai colori, a tutto ciò che sta accadendo attorno a noi: un bicchiere che cade, una signora che parla, un ragazzo che ride. In questo modo si smette di pensare e si vive istante per istante. Farlo anche per pochi minuti al giorno aiuta tantissimo a ripulirci dai pensieri maligni, quelli che ti si attaccano alla testa come cozze! Ed ecco che improvvisamente anche nel periodo più difficile, spunta fuori la hygge. Ed è bellissima. A volte basta poco: una persona a cui vuoi bene, la luce del tramonto (quella più hyggelig di tutte), un dolcino e poche, pochissime parole.

Qualche giorno fa io e Albana siamo andate in quello che sta diventando il nostro posto preferito: il ponte Santa Trinita di Firenze (per l’ora del tramonto, non per essere pignoli eh). Noi appassionate ricercatrici di hygge, abbiamo ritrovato in questo luogo una certezza! Non importa la quantità di gente, i cinesi che scattano foto ai piccioni, le persone che sfrecciano in bicicletta… qui si trova sempre tranquillità. Sarà che chiunque in un modo o nell’altro viene catturato dalla magia di questo posto (tutti insieme in coro: “all’ora del tramonto”). C’è chi ride, chi scatta fotografie, chi beve una birra o chi cena sui triangoli sporgenti del ponte. Si crea per tutti questa magica atmosfera. La hygge esce naturalmente come conseguenza. E’ bello il potere che questi attimi hanno sull’umore perché torno a casa con un altro spirito. Le paure sono appiattite mentre provo un senso di massima fiducia in generale. I limiti che a volte ci imponiamo, si chiudono. Si sentono proprio reprimersi. E come loro si restringono, sale forte una sensazione di apertura a tutto ciò che la vita ci prospetta. E’ questa la fiducia, la fiducia che andrà tutto esattamente come deve andare… e che va bene così.

La mia bicicletta hygge

Ormai persino i muri hanno capito la quantità d’amore che ho nei confronti della mia bicicletta. In realtà, ha persino un nome (ebbene sì): Giuggiola. La bicicletta è il mezzo più hygge che esista: economica, aumenta il buonumore, salutare per se’ e per gli altri. La mia l’ho comprata un paio da’anni fa, più che usata ovviamente. In realtà, praticamente sta andando a pezzi. Ma io l’amo così! Col sellino mezzo rotto che si gira all’indietro, il manubrio fin troppo morbido e le ruote che si sgonfiano ogni tre per due. Era bianca quando l’acquistai, ma avendo sempre sognato il vespino rosso, decisi che come colore le sarebbe andato benissimo. Le dava quella grinta di cui aveva bisogno 😉 Due lucine, un campanello pieno d’amore e via pronti a sfrecciare! La parte buffa del muoversi in bicicletta è che sulla strada le auto ti suonano, sui marciapiedi i pedoni ti insultano e sulle piste ciclabili… beh, semplicemente le persone ci camminano. Prendi la bici, ma ti tocca imparare a volare. E va bene così. Perché in cuor tuo sai che almeno troverai facilmente il posto dove parcheggiarla e che i glutei infondo ti ringraziano. Sai anche che al semaforo partirai per prima e che se preferisci, puoi passare nei posti non accessibili ad auto e motorini per goderti un po’ di paesaggi. Insomma, qualche insulto ma per la hygge ne vale la pena 🙂

Volevo mostrarvi una cosa che ho acquistato da Tiger pochi giorni fa per rendere la mia bici un po’ più hyggelig: un vaso per fiori da bicicletta. Nel balcone su cui si affaccia la mia camera ho piantato un mesetto fa tanti fiorellini, alcuni dei quali (quelli messi un po’ peggio) ho tagliato per provare la funzionalità di questo vaso e rendere Giuggiola ancora più bella. La domanda principale è stata: “quanto dureranno?”. Tempo mezz’ora e qualcuno li ruberà. In realtà però, l’idea non mi dispiace 🙂 Sono contenta se un estraneo prende uno o più fiori per portarli con se’. Infondo è come fare un regalo a qualcuno che non conosci. Magari renderà la sua giornata più bella. Perciò se siete di Firenze e passate spesso dal centro, nel caso troviate la mia bicicletta parcheggiata, sentitevi liberi di prendere tutti i fiori che volete!

Insomma, per rendere la propria bici hyggelig non serve niente di speciale, qualche tocco personale sarà sufficiente. Qualcosa che sia vostro e che vi renda felici ogni volta che ci salite sopra. Io sono ancora alla ricerca di altre decorazioni da aggiungere, suggerimenti? Scrivetemelo nei commenti qui sotto! E pedalate, mi raccomando. Perché la bici è il mezzo più bello che esista per muoversi 🙂

Le cose più belle sono quelle che costano poco

Non sto neanche a descrivere l’intensità con la quale ogni tanto sogno di vincere alla lotteria. Magari esagero ed immagino di vincere milioni per sistemare me e tutte le persone a cui voglio bene. Altre volte sogno quei soldi sufficienti per un bilocale tutto mio. Quando parti da zero, per riuscire a salire devi armarti di una pazienza infinita. Guadagnare bene è difficile e sistemarsi lo è ancora di più. Perciò ogni tanto è davvero d’aiuto sperare in una bontà divina che ci dia quella spinta iniziale per cambiarci la vita. Quando poi ci penso, mi rendo conto che di persone con una situazione simile alla mia ce ne sono davvero tantissime. Persone che devono costruirsi la vita mattone dopo mattone completamente con le proprie forze. Sapete cosa vi dico? Che forse, noi creaturine smaniose di conquistarci qualche soddisfazione concreta senza la possibilità di ricevere aiuto, siamo le più fortunate. So che può sembrare assurdo detto così, ma ci credo davvero.  A volte mi chiedo come mai le persone con più disagi, siano anche quelle più felici. Forse perché “l’avere troppo” distrae. Quando invece non hai niente, o ben poco, sei costretto ad imparare a godere delle cose più semplici, quelle che costano meno. Chi cerca la felicità nelle cose, non ne avrà mai abbastanza. Chi impara a cibarsi di felicità “semplice”, avrà la fortuna di ritrovarla ovunque. Magari un giorno vincerò davvero alla lotteria e potrò comprarmi una macchina gigantesca come piace a me… ma, riuscirebbe ad emozionarmi come quando torno a casa da lavoro in bicicletta? Mh. Non credo. Magari potrei avere abbastanza soldi per andare tutte le settimane a cena fuori in locali di alta qualità. Cibo meraviglioso, non c’è che dire… ma, sarebbe davvero meglio di un picnic al tramonto seduti su un prato? Mh. Direi di no. Con questo non dico che con i soldi non si possano fare cose belle, dico che senza soldi si possono fare cose Più Belle. Per esempio, una delle regole fondamentali della hygge è l’assenza di cose o situazioni costose. La hygge pura, è povera. E’ fatta di situazioni autentiche che non richiedono costi. Perché le emozioni sono gratis, così come lo è la felicità. Imparate a riconoscere i momenti nei quali venite travolti dal benessere, ricercateli e ritrovateli. Riproponeteli continuamente alla vostra quotidianità, vi renderete conto che sono tutte cose che non richiedono nessuna carta di credito. Vivete di quelle. Tutto il resto vi sembrerà frivolo 🙂

Buon weekend a tutti 🙂

Ricetta hygge: un semplice momento per se’

Ciao a tutti miei raggi di sole, come state? Io devo dire che quest’anno accuso particolarmente la primavera (diciamo che è colpa del cambio di stagione), perché mi stanco con una facilità abbastanza imbarazzante. Di conseguenza ultimamente sento spessissimo il bisogno di ritagliarmi tanti momenti per me, per riposare mente e fisico. In questo articolo volevo darvi una ricettina facile facile per ricrearvi un momento tutto per voi, indisturbati dal mondo e pronti per una dolcissima sensazione di relax 🙂 Allora, come ingredienti ci serviranno:

  • Un buon libro (che sia lungo o corto, horror o d’amore, va bene qualsiasi cosa purché vi rapisca)
  • Una poltrona piuttosto comoda, con aggiunta di cuscini a volontà (anche il divano andrà bene, ma per vivere il momento al meglio vi consiglio di evitare il letto)
  • Silenzio (non accendete musica o televisione, è il vostro momento quindi concentratevi solo su voi stessi)

Ingredienti facoltativi da aggiungere a piacere:

  • Fiori o piantine nella stanza (aiutano il buonumore, non c’è niente da fare)
  • Una tazza di tè (magari freddo ora che andiamo verso l’estate)
  • Candele accese se volete una hygge assicurata (nel caso non sappiate cosa sia l’hygge andate pure a scoprirlo qui)

Nel momento in cui avrai tutti gli ingredienti pronti per ricreare questo semplice momento dedicato a te stesso, ricordati che la vita attorno a te continua. I coinquilini si spostano, il traffico si muove, il vicino di casa magari si sta esercitando a suonare il trombone. Sono tutte cose che potrebbero distrarti da quell’ora che hai deciso essere solo tua. Il mondo si muove, ma tu no. Per il tempo che hai deciso, tu rimani fermo. Apri quel libro che volevi leggere da un po’, senti com’è buono l’odore delle pagine quando le giri e il meraviglioso suono che fanno. Lasciati coccolare dai colori di quel fiore sul tavolo o dal calore della candela accesa accanto a te. Vedrai che con il passare dei minuti una sensazione di tranquillità ti avvolgerà, proverai il piacere autentico del non avere bisogno di altro per essere felice, se non di questo momento che stai vivendo. Sentirai di essere nel posto più Giusto del mondo, mentre starai vivendo il momento più Tuo del mondo. Le ricette per la felicità richiedono sempre pochi ingredienti, perché “il poco” è essenziale per ritrovarsi vicini a se stessi. L’assenza di distrazioni ti darà la possibilità di essere più in contatto con ciò che realmente sei, di ascoltare quella parte dentro di te che raramente noi occidentali lasciamo esistere: la parte del silenzio. Ed il silenzio, porta tranquillità.

Prendi gli ingredienti, mescola bene, aggiungi un po’ di zucchero e metti in forno… vedrai che profumo 🙂

Perché credo che la felicità sia una scelta

E’ indiscutibile il fatto che ogni vita sia diversa e che ogni singolo essere umano viva a modo suo delle sofferenze più o meno grandi. Tutti viviamo degli incidenti di percorso. Quindi, cosa rende una persona “meno fortunata” di altre? Perché viviamo periodi durante i quali sembra che la “sfiga” ci perseguiti? Come prima cosa, ci tengo a precisare che non credo alla sfortuna, per questo quando ne parlo la metto tra virgolette. Non credo alla sfiga come non credo ai segni dell’universo, credo nell’equilibrio tra il lottare per ciò che si desidera e il lasciare, ogni tanto, che siano gli eventi a guidarci nei sentieri più impensabili. Detto questo, conosco persone con esperienze terribili alle spalle che hanno perso la speranza. Conosco anche persone con alle spalle esperienze peggiori, che però riescono a vivere la loro vita con una grande autoironia. Ecco qui che vi chiedo, siamo sicuri di voler parlare di “sfortuna”? O si tratta piuttosto di un modo “nero” di vedere le cose che richiama di conseguenza altro “nero”? Mi rendo conto di toccare un argomento altamente delicato, immagino già molte facce stufe di leggere per l’ennesima volta che la felicità sia qualcosa che si possa scegliere. Facce quasi turbate, come se le cose che fossero successe nella loro vita noi non saremmo in grado di capirle. Facce che non sono propriamente aperte all’idea di rivedere il mondo a colori. E a voi, con quelle facce, vi dico che vi capisco. Perché lo so quanto è difficile liberarsi da una mentalità nera. Entri in un circolo vizioso di eventi negativi dal quale sembra impossibile uscire e non perché uno non desideri stare bene, ma perché non sa come fare. Non esistono trucchi o magie, non esistono scorciatoie. Bisogna passare per forza da quel che si chiama auto-consapevolezza. Perché quello su cui molti non si soffermano è che vivere felici, non implica l’assenza di sofferenza. Anzi. Soffrire, fa parte dell’equilibrio della vita. E anche questa l’avrete sentita miliardi di volte. Bene, ora però fatela vostra. Perché accettare che nella vita si soffra, fa vivere il dolore in modo molto meno pesante. Non come qualcosa che ci uccide, ma come qualcosa che viene… e poi se ne va. Esattamente come fa la gioia. Vivere felici, significa accettare il dolore quando viene, essere in grado di abbracciarlo, di rispettarlo, di non ingigantirlo e di ringraziarlo. Sì, di ringraziarlo. Perché è grazie alla sua presenza che cresciamo ed è grazie alla sua presenza che al momento in cui ci saluterà, entreremo in un nuovo periodo di gioia. Abbiamo quindi capito che soffrire va bene, fa bene ed è giusto che accada. Una cosa invece dobbiamo evitare: lamentarci. Perché tra soffrire e lamentarsi c’è una differenza enorme. Vivere i nostri giorni elencando tutte le cose che continuano ad andarci male è come sfidare la vita in modo sbagliato. Lamentarsi, corrisponde al chiedere all’universo di darci ulteriore sofferenza. Vivere felici invece è una scelta, una scelta consapevole, che implica anche un gran lavoro su se stessi. Implica il fatto di sfidare la vita in senso opposto, quindi senza creare la lista delle nostre sfortune, ma di creare quella delle nostre gioie. All’inizio potrà sembrare che c’è una grande disparità tra le due cose, ma non è così. La disparità è solo nella nostra mente, che abbiamo allenato anni ed anni solo per osservare il negativo. Ri-allenarla, è la vera sfida. Ri-allenarla, è la vera Grandezza. Vivere felici significa avere il coraggio di assumersi la responsabilità della propria vita, significa essere determinati al cambiamento senza permettere agli eventi di “rammollirci”. E’ ora di smettere di credere alla sfiga. Rimbocchiamoci le maniche per cambiare punto di vista, lasciando meno spazio al nero e aprendo un po’ di più la propria pancia (il centro del nostro essere) ai colori.

Siate coraggiosi, ne vale la pena 🙂

Il ricordo più bello che ho

Ogni tanto mi piace guardarmi indietro e scavare tra i ricordi per trovarne qualcuno particolarmente prezioso, così da essere sicura di non dimenticarmelo in futuro. Da poco tempo ho ripreso finalmente a ballare (dopo almeno dieci anni che mi ripetevo di dover ricominciare) e proprio l’altro giorno mi è tornato in mente un momento meraviglioso che ho vissuto da bambina, quando frequentavo danza da pochi anni ed ero convinta che avrei continuato per sempre. Era una sera di Giugno ed io e le mie compagne ci stavamo preparando nei camerini per il nostro saggio di fine anno. In quel periodo della mia vita avevo legato in un modo particolarmente profondo con la mia insegnante di danza, tanto che ci frequentavamo anche fuori dalla scuola. Per me era la mia sorella maggiore, ciò a cui aspiravo arrivare, la ammiravo in ogni cosa. Per lei probabilmente io ero un piccolo esserino prezioso al quale si era affezionata. Era lei che mi aveva avvicinata a quel mondo meraviglioso e con lei avrei voluto continuare a ballare all’infinito. La vita però a volte non va esattamente come ti eri prospettata e solo dopo pochi anni dovetti lasciare la mia amatissima scuola per via di un trasferimento in un’altra città. Quello, sarebbe stato l’ultimo saggio che avrei fatto con loro, con la mia meravigliosa insegnante. Ero emozionata, triste, agitata. Ero piccola ma lo ricordo come fosse ieri quanto avessi voglia di essere perfetta sul piccolo palco che all’epoca sembrava gigantesco. Magari quello era il teatrino di un paesino di campagna, ma per me era il Teatro dell’Opera di Parigi e niente sarebbe dovuto andare storto. Quando venne il turno della mia classe io mi posizionai dietro la quinta dalla quale sarei dovuta uscire e la mia insegnante venne da me a stringermi la mano. “Tutto okay?”, risposi un “sì” un po’ frettoloso ed emozionato, ma tenere la sua mano mi faceva sentire sicura. Le luci si abbassarono, la musica iniziò e dopo pochi secondi arrivò il momento in cui sarei dovuta entrare. Lei, era ancora vicina a me con la sua mano intrecciata alla mia. Per darmi la carica mi sussurrò all’orecchio il via della danza: “e cinque e sei e sette e…”. Le nostre mani si staccarono come di conseguenza le nostre vite. Io feci il mio balletto e la serata finì. Finì la ma esperienza in quella scuola e con il passare di qualche anno, finì anche il mio desiderio di ballare per tutta la vita. Fino a quando un bel giorno, non molto tempo fa, mi chiesi come sarebbe stato ritornare. Così contattai una scuola di Swing, la quale mi ha aperto le porte ad un mondo che già conoscevo, che già amavo, con colori e sfumature diverse. Adesso ballare non dev’essere più perfetto, deve solo essere qualcosa che contribuisce alla mia felicità. Mi mancava l’odore che c’è in sala, l’applauso a fine lezione, le corse a bere l’acqua tra una ripetizione e l’altra, l’insegnante che ti carica e noi poveracci stanchi morti che preghiamo pietà. Se potessi riassumere tutto quello che è successo nella mia vita si ritroverebbe tutto in un unico istante: quello dopo che la sua mano aveva lasciato la mia e quello prima di entrare in sala per la mia prima lezione di Swing.

Questo è davvero un bel ricordo. Non me lo dimenticherò 🙂
Il tuo ricordo più bello qual è?

Il metodo danese per essere felici: cos’è questa Hygge?

Buongiorno splendori, avete mai sentito parlare di Hygge? Ultimamente i primi scaffali delle librerie italiane sono occupati sempre da libri su questo argomento. Personalmente ne sono contenta, perché “hygge” è una parola danese che dovremmo adottare in Italia come abbiamo adottato “computer” dall’inglese e “croissant” dal francese, giusto per farmi capire. Innanzitutto: come si pronuncia? Ognuno ha un po’ la sua teoria, si spazia da “igge” a “igga” fino ad arrivare ad “ugge” ma se ascolterete un danese pronunciarla quel suono incomprensibile somiglierà molto a “hhhiugà”, con una “h” bella sentita. Per aiutarvi, come suono ricorda tantissimo un singhiozzo. Google translator insegna. Ma arriviamo al punto: cosa vuol dire? Il fatto che ci abbiano scritto articoli su articoli e libri su libri vi farà capire la complessità della traduzione letterale di questa parolina, ma proverò a creare una definizione tutta mia: la hygge non è altro che un’intensa sensazione di benessere data da un momento particolarmente semplice.

Detta così, sembra che si parli del tutto e del niente ma in realtà la hygge ha delle regole e degli ingredienti importanti per poter essere chiamata tale 🙂 Per rendere questo articolo più comprensibile e meno caotico lo svilupperò con una lista di domande e risposte:

  • Cosa può essere hygge? Qualsiasi cosa. Hygge è la sensazione che provi ma ciò che ti aiuta a raggiungerla può essere definito comunque hygge. Un locale, un oggetto, un momento, un’idea, un odore, un sapore. “Questo locale è molto hygge”, “amo i miei calzini hygge”, “voglio preparare una torta hygge” sono tutte frasi di senso compiuto in Danimarca. Quindi non solo hygge può essere usato come aggettivo o sostantivo, ma persino come verbo.  Puoi tranquillamente dire “stiamo hygg-ando”, per dire che tu e le persone accanto a te state vivendo insieme una sensazione di “casa”, di serenità.
  • Dove posso ritrovare la hygge? Ovunque. I danesi amano trovarla nelle proprie case, ma la si può vivere facilmente anche in un locale accogliente. Per noi italiani, grazie al nostro clima mediterraneo, è possibile ritrovarla anche all’aperto, magari d’estate. In un falò sulla spiaggia o in un picnic su un prato, per esempio.
  • Di cosa ha bisogno un momento per essere definito hygge? Secondo i libri che ho letto e le mie esperienze successive, direi di quattro cose fondamentali: atmosfera (abbassate le luci e accendete qualche candela), presenza (spegnete quei telefoni e siate presenti nel momento al 100%), comfort e riparo (cuscini, coperte, calzini comodi e chi più ne ha più ne metta, il tutto in una situazione che vi regali il sapore di rifugio e sicurezza ), condivisione (per quanto io sia convinta che la hygge si possa provare anche da soli, non si può non ammettere che diventa molto più forte con la presenza di più persone. Secondo i danesi un momento di hygge perfetto è composto da un gruppo formato da 4 a 6 individui, ovviamente devono essere tutte persone con le quali ci sentiamo fortemente a casa).
  • Come riconosco la sensazione hygge? Provo a spiegartelo con un esempio che mi è capitato poche sere fa. Io ed una mia amica abbiamo improvvisato un aperitivo molto economico sul ponte Santa Trinita di Firenze. L’aperitivo era composto da due estathè (non ci andava l’alcol) e un po’ di noccioline comprate al supermercato pochi minuti prima. Ci siamo sedute sul ponte e mentre sgranocchiavamo ci godevamo il tramonto sulla nostra città. C’erano tante persone intorno ma quel momento era talmente pieno di pace che non c’era nemmeno bisogno di parlare. In quell’istante, stavamo entrambe vivendo un momento hygge.
  • Cos’è hygge per te? Per me hygge è tornare da lavoro in bicicletta mentre tramonta il sole (in molte statistiche si è notato che la hygge è più facilmente raggiungibile quando la luce diventa più calda e meno intensa), annaffiare le piante la mattina presto quando la città dorme ancora, giocare con i miei amici ad un gioco da tavolo, bere una tisana calda in un luogo suggestivo con un’amica, passeggiare per le campagne toscane con il mio ragazzo.

Spero di avervi fatto capire a grandi linee il significato di questa magica parolina 🙂 Se siete interessati ad approfondire l’argomento fatemelo sapere, potrei iniziare a scrivere qualche “ricetta” per ricreare nelle vostre vite dei veri e propri momenti hygge, oppure… potremmo crearne qualcuno insieme 🙂

Vi auguro una hygge-day e… stay positive 🙂